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   martedì 20 novembre 2018 
 

Archivio di Stato di Piacenza

 

Piazza Cittadella 29 Piacenza
Tel. 0523/338521
Email: as-pc@beniculturali.it
Web: http://www.archiviodistatopiacenza.beniculturali.it


L'Archivio di Stato di Piacenza, dipendente dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è l'archivio generale che — ai sensi del D.P.R. 1409/1963 e del Codice D. Lgs. n. 42/2004 — conserva per versamento obbligatorio gli archivi storici degli uffici statali della provincia di Piacenza e per deposito volontario, custodia temporanea, donazione o acquisto ogni altro archivio o raccolta documentaria di importanza storica.

L'Archivio di Stato di Piacenza rappresenta in sostanza, un grande archivio pubblico di concentrazione che si informa ai criteri essenziali di tutela di un bene del patrimonio culturale nazionale qual è quello archivistico. La protezione in sedi adatte consente di svolgere, agevolmente e in condizioni di sicurezza, le attività di pulizia, di ordinamento e di inventariazione del materiale, per giungere all'esito naturale: la libera consultabilità, la pubblicità che permette la conoscenza ed evita la frantumazione del sapere storico-archivistico.

I fondi archivistici dell'Archivio di Stato di Piacenza sono appartenenti allo Stato, ad enti locali o pubblici, a privati proprietari. Essi sono denominati per proprietà, provenienza o natura e vengono suddivisi, in base all'origine, nelle tre parti costituenti l'ossatura generale della descrizione del patrimonio archivistico italiano:
I. delle istituzioni degli antichi regimi fino al 1860;
II. degli uffici dello Stato unitario;
III. archivi non compresi nelle prime due parti, suddivisi in categorie: enti locali e pubblici, enti religiosi, famiglie e persone, catasti, archivi notarili, imprese, associazioni, miscellanee ecc.
L'Archivio di Piacenza è particolarmente ricco di fondi appartenenti alla parte III: dal notarile al Diplomatico degli Ospizi civili, ai numerosi archivi di famiglie.
Giacché conserva le testimonianze della vita e dell'amministrazione della città di Piacenza e del suo territorio, l'Archivio di Stato è parte della memoria dei Piacentini. Oggi conta 173 complessi documentari comprendenti 415 partizioni o serie interne. Dal 1977, nel giro di trent'anni il numero dei fondi archivistici è raddoppiato e in termini di estensione lineare siamo giunti ormai a 9 chilometri e mezzo, con fondate prospettive di ulteriori aumenti.
Si parte dall'archivio storico del Comune di Piacenza, dai documenti che i suoi uffici e i suoi funzionari hanno prodotto dall'epoca medioevale al 1945 circa. Non mancano, le carte dell'epoca farnesiana e borbonica, quando Piacenza e Parma costituivano i Ducati emiliani più a ovest e quelle dell'amministrazione francese, che si impiantò nei Ducati dal 1802. Molto importanti sono gli Archivi Notarili di Piacenza e di Bobbio, che contano più di trentamila pezzi a partire dalla fine del XIII secolo, nonché il Catasto planimetrico del Ducato di Piacenza completato sotto la duchessa Maria Luigia. Si conserva anche il complesso degli Ospizi Civili di Piacenza, che comprende l'Archivio Diplomatico, quello dell'Ospedale Grande e quello del Brefotrofio. Nel 2004 è stato depositato qui anche l'archivio dell'Ospedale di Cortemaggiore.
Tra i manoscritti in miscellanea si conservano gli statuti dei paratici cittadini, codici, appunti, documenti appartenuti ad illustri personaggi. Molto nutrita è la presenza di archivi gentilizi, frutto di depositi o donazioni di quelle famiglie che da secoli sono presenti sul nostro territorio. Negli ultimi anni si stanno acquisendo archivi d'impresa o di associazione, che testimoniano la vivacità del tessuto imprenditoriale piacentino e delle società di mutuo soccorso fra i lavoratori. Si sta facendo lo stesso anche con gli archivi scolastici, avendo cominciato con le scuole di Bobbio, Castell'Arquato, Pontedell'Olio e Rivergaro e con l'ex Provveditorato agli studi di Piacenza che contiene i fascicoli degli insegnanti della prima metà del Novecento. Si sta anche allestendo un Museo della didattica con libri e strumenti didattici dismessi del secolo scorso.

 

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