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   martedì 9 febbraio 2010 
 

Provincia

Il pesce siluro, una minaccia per i nostri fiumi

Ambiente

La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione provinciale nella vicenda giudiziaria che ha opposto l'Ente di corso Garibaldi al rappresentante del “gruppo siluro Italia”, Yuri Grisendi. Una vicenda che ha avuto inizio nel 2003, quando Grisendi liberò nelle acque del Po un siluro di circa 100 chili, da lui appena pescato, e venne per questo sanzionato dalla Polizia Provinciale.
 
Si è conclusa positivamente, con la sentenza della corte di cassazione a favore dell'Amministrazione provinciale, la vicenda giudiziaria che ha opposto l'Ente di corso Garibaldi al rappresentante del “gruppo siluro Italia”, Yuri Grisendi, sul caso “pesce siluro”. Una vicenda che ha avuto inizio nel 2003, quando Grisendi liberò nelle acque del Po un siluro di circa 100 chili, da lui appena pescato, e venne per questo sanzionato dalla Polizia Provinciale. Motivo: la legge sulla pesca vieta, rigorosamente, il rilascio nei nostri fiumi di specie ittiche che, come il siluro, non sono originarie delle nostre acque (le cosiddette specie alloctone). Grisendi fece ricorso, appellandosi a tutti i possibili livelli di giudizio, ma i giudici gli hanno sempre dato torto: sia nel giudizio di primo grado, sia in Appello, sia, qualche giorno fa, in Cassazione. Una sentenza, in certo modo, obbligata, non c'era molta possibilità di scelta. La legge è infatti chiara, e non dà spazio ad interpretazioni di altro genere: vieta, assolutamente, l'introduzione di pesci non originari delle nostre acque nei nostri fiumi. Ospiti, come i siluri, che si pongono in competizione con le nostre specie autoctone portandole alle soglie dell'estinzione. E non c’è solo il siluro: ci sono l’Aspio, il Barbo d’oltralpe, la Pseudorasbora, il Rodeo amaro, l’Acerina, l’Abramide, il Cobite di stagno, il Gambero rosso della Luisiana, addirittura i pirana. Tanti nuovi inquilini, emigrati da noi non spontaneamente ma perché ci sono stati portati da qualcuno. “Con la sentenza della Cassazione – rileva l’assessore provinciale alla Cacia e Pesca Filippo Pozzi - si conclude una vicenda che è andata avanti per anni. La sentenza ci dà ragione, ci conforta nel nostro impegno ad impedire il rilascio di specie alloctone nei nostri fiumi. Che è deleterio per i nosri pesci, come è scientificamente provato. Mi auguro che l’esito di questa vicenda serva da deterrente ad altri che volessero ripetere gesti di questo genere, contrari alla legge”.
Da oggi c’è una ragione in più per rispettare la legge, ed è che i pescatori che non volessero uccidere i pesci alloctoni hanno la possibilità di portarli in un lago per lo stoccaggio.
Il lago, denominato Mandella, è situato fra Muradolo e Ponte Riglio; i pescatori possono depositare i pesci in una vasca di raccolta situata vicino all’ingresso. Verranno liberati nel lago da operatori dell’Arci pesca che hanno in gestione il bacino, di proprietà del Consorzio Bacini Piacentini di Levante. La Provincia, con questo bacino di stoccaggio, ottempera alle disposizioni della delibera di giunta regionale che prevede la possibilità sia di stoccaggio che di eventuale commercializzazione di questi pesci.

pubblicato il 21 settembre 2009

 




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